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La Primavera del Cinema Italiano

Premio Federico II

A FABRIZIO FERRACANE PREMIO SPECIALE BACKSTAGE

Comunicati Stampa Venerdì, 16 Dicembre 2016 18:17

Ieri, l'interprete del film di Munzi ha incontrato il pubblico per raccontare la sua esperienza sul set. "Sentivamo che ogni azione era un momento forte, pieno. Anime nere è stato un set importante. Quando sono stato candidato ai David come miglior attore protagonista per me già essere lì era una cosa enorme" Tradisce ancora molta emozione, Fabrizio Ferracane, quando ripercorre la sua esperienza sul set di “Anime Nere”. Protagonista (nei panni di Luciano) assieme a Marco Leonardi e Peppino Mazzotta, di una storia epica:”Non è un film sulla criminalità organizzata- spiega- lo definirei più una storia di famiglia, un racconto che affonda le sue radici in una tragedia greca”. 

Ieri sera, sul palco del cinema San Nicola di Cosenza, ospite della settima giornata del festival “La Primavera del Cinema Italiano”. Premiato con il riconoscimento speciale “Backstage”.“Anime nere ha avuto una lunga gestazione - racconta - è stata una produzione complessa. Munzi è un regista attento ai dettagli, un perfezionista. All'epoca del film ho vissuto per quattro mesi tra Africo e Bianco; nei primi due mesi sono stato a contatto con gli abitanti, con la natura e già vivere quei posti mi donava qualcosa in più nel mio personaggio che era silenzioso, che aveva un mondo in conflitto nella sua testa. Abbiamo raccontato una Calabria inedita, una ‘ndrangheta che il grande pubblico ha sempre sotteso, una società delinquenziale che vive nel lusso milanese ma sgozza bestie in montagna, ma è anche la storia della banalità del male derivante da uno sgarbo finito male. Un incontro per ripercorrere il fenomeno cinematografico di “Anime nere” film pluripremiato ai David di Donatello e con il Globo d'Oro.

Un dibattito, con il direttore artistico Alessandro Russo e il patron Giuseppe Citrigno, per riflettere su come questo film abbia influenzato il cinema italiano e l'opinione pubblica su un tema così spinoso quale l'ndrangheta e la sua capillarità nel tessuto sociale calabrese e non solo. Ad interagire con l'attore, la platea, che ha rivolto domande sulla genesi del film e sul messaggio dell'opera. “Luciano è un personaggio che ho amato tantissimo, fatto di silenzi e di sguardi disperati. Ha deciso di ritirarsi in montagna, di badare alle sue capre e di non voler più avere a che fare con la violenza - e continua - Ci sono stati momenti in cui mi sono emozionato tantissimo, ad esempio quando Luciano arriva davanti al corpo del figlio ucciso, una scena indimenticabile”.

Fabrizio Ferracane, attore prettamente teatrale lavora con Giancarlo Giannini in Credo- l'innocenza di Dio uno spettacolo teatrale multimediale e musicale diretto dal maestro Andrea Molino per il 5° Summit dei Premi Nobel per la Pace. Dirige e scrive con Giuseppe Massa "Sutta Scupa" presentato per la rassegna "Da dentro a fuori" nell'Ex carcere delle Benedettine di Palermo, al Rialto a Roma, all'Elicantropo di Napoli, al Festival di Strasburgo, alle Colline Torinesi ed ad oggi in tourneè. È presente nella serie Il commissario Montalbano tratto dai romanzi di Andrea Camilleri. Gira con Enzo Monteleone il Film- Tv Il Capo dei Capi (2007) prodotto dalla Tao Due - Nova Film e Distretto di Polizia 7. Nel 2013 recita nel film di Leonardo Frosina L'ultima foglia e l'anno seguente entra nel cast del pluripremiato Anime nere di Francesco Munzi. Nel 2015 recita insieme ai colleghi Giorgio Panariello e Thomas Trabacchi nel film Uno per tutti, diretto da Mimmo Calopresti e nel 2016 è nel cast di Senza lasciare traccia di Gianclaudio Cappai, accanto a Michele Riondino e Valentina Cervi.

Anime Nere Francesco Munzi realizza una tragedia "greca", di fatto calabrese, ispirandosi al romanzo omonimo di Gioacchino Criaco.. Munzi arriva a questa opera difficile dopo aver sperimentato storia e stile nei suoi due primi film, Saimir e Il resto della notte. Qui si porta nel cuore della Calabria e della sua cultura ancestrale in odore di 'ndrangheta e lo fa da "straniero", con sguardo aperto, consapevole del rischio, quello di rappresentare luoghi, storie, personaggi quasi mai raccontati prima. A cosa si è appigliato Munzi per ricreare quel mondo così complesso e misterioso? Qual è l'immaginario di riferimento, laddove uno non c'è? Quanti film d'ambientazione calabrese si ricordano? Quanti che raccontano la cultura della 'ndrangheta? In assenza di una iconografia stratificata (che non sia quella reale e vissuta, ma lì necessariamente esperienziale), Munzi si affida alla scrittura, quella del libro da cui è tratta la storia, e la sua, quella di un regista-sceneggiatore. Poi ci sono i suoi occhi che hanno visto la Calabria e che hanno visto tanto cinema. E non si sfugge al groviglio di visioni e letture, e sempre una "rete" si cerca per appigliarsi a qualcosa, per trovare una rotta dentro una storia così buia. Anime nere in questo senso non è un film di denuncia e non è un film realistico. È un film-racconto, dai forti contrasti, che sembra il frutto di una scrittura approfondita, laddove tutto vuole significare qualcosa, sempre e comunque.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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